Ieri sera, 17 marzo 2026 a Cinque Minuti, Antonio Tajani ha superato se stesso. Di nuovo.
Vespa apre il programma così: "Buonasera, Onorevole Tajani. Lei oggi ha detto che se si vuole una giustizia diversa dal fascismo, si vota sì. Che significa?".
E Tajani, il vicepremier, il ministro degli Esteri, neanche il tempo di iniziare, regala l'ennesima perla:
"Significa che l'attuale ordinamento giudiziario è quello voluto dal fascismo. Cioè il processo dove l'imputato è considerato colpevole".
Ma è falso.
L'articolo 27 comma 2 della Costituzione italiana, quella cosa che un vicepresidente del Consiglio dovrebbe aver letto almeno una volta, magari per sbaglio, magari scambiandola per la carta dei vini, dice esattamente il contrario: "L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva".
E l'onere della prova spetta all'accusa. Significa che è il Pubblico Ministero che deve dimostrare la colpevolezza dell'imputato oltre ogni ragionevole dubbio, in virtù del principio di presunzione di innocenza. Non è l'imputato a dover dimostrare la propria innocenza.
Lo sanno gli studenti del primo anno di giurisprudenza, ma lui no.
Tajani va in prima serata a spiegare agli italiani che devono votare sì al referendum per liberarsi dal sistema giudiziario fascista. E per convincerli descrive come fascista esattamente il principio opposto a quello in vigore. Ha preso la Costituzione, l'ha capovolta come Benito e l'ha mostrata al Paese con la sicurezza di chi pensa di aver fatto un figurone.
Ma d'altronde stiamo parlando di Tajani, un collezionista di figuracce che forse nemmeno Salvini. Solo che stavolta ha fatto di peggio. Stavolta ha dimostrato, in diretta, di governare un Paese di cui ignora le fondamenta giuridiche.
E vuole riformare la giustizia.
Come un idraulico che non sa da che parte scorre l'acqua e bussa alla tua porta per rifarti l'impianto.
In che mani siamo.